Archivi del mese: febbraio 2016

Perturbazioni

Di lei mi piace che entra in punta di piedi, senza far rumore.
Che, prima di toccarmi, chiede il permesso con gli occhi.
Mi piace perchè sa dosare tenerezza e carattere.
E perchè sa rimettermi al mio posto quando, puntualmente, smarrisco la strada.
L’ho conosciuta un pomeriggio di ottobre, sotto la prima pioggia autunnale.
Non parlava molto, impegnata com’era a ritrovare sè stessa.
Ed io riempivo silenzi.
A quei tempi, mi ero in qualche modo convinta che avrei potuto vivere soltanto relazioni occasionali, prive di implicazioni emotive.
Impegnarsi, anche semplicemente a conoscere qualcuno, è faticoso.
Ma con lei non potevo giocare. Respirava appena. Tentava faticosamente di rimanere a galla. Leggevo nei suoi occhi l’umiliazione del tradimento.
Quelle come lei, da quelle come me, dovevano passeggiare ad anni luce di distanza.
Presa com’ero dal restituire al mondo le pene che mi portavo dentro.
Avrei inghiottito anche lei in quel vuoto senza fondo.
Nei successivi tre mesi non l’ho più vista. Fino a quando il caso, o chiamiamolo come vogliamo, l’ha posizionata lì, nuovamente sul mio cammino. Un paio di incontri non troppo programmati, tante risate, i suoi occhi verdi.
Quando ho capito che si stava affezionando, ho sentito nuovamente l’impulso di fuggire. Perchè, se avesse visto com’ero realmente, ciò che ero diventata, probabilmente sarebbe andata via.
E poi c’era la sua età ad ossessionarmi. Non ha ancora compiuto 21 anni e talvolta mi sento una pedofila, alle porte della trentina.
Ho provato ad avvertirla, ad allontanarla, a proteggerla, ma niente. Rimane.
Ed è talmente risoluta che, talvolta, fa sentire me una bambina.
Un giorno, per un momento, solo per un momento, ho spento la testa.
La mia vita non era più un film da guardare attraverso un vetro, c’ero dentro.
Non era più un susseguirsi di domande e preoccupazioni, alle quali tentavo affannosamente di trovare risposta.
L’ho baciata. Un freddo giovedì di febbraio. Lei era lì, a due passi da me, bellissima, che rideva come solo lei sa fare. E mi sono abbandonata solo all’istinto, non badando alle conseguenze.
Da allora sono trascorse due settimane. Non so esattamente come definire il nostro rapporto. So soltanto che sto bene. Senza domande, senza pretese, senza drammi.
Mi vede. E’ diversa da me ma non tenta di cambiarmi. E’ così spontanea che colleziona gaffe continuamente. Le mie amiche l’adorano. Ed io sono talmente stupida da provare ancora il terrore di abbandonarmi a qualcuno.
Le ho permesso di entrare nel mio letto.
L’ultima persona che lo fece mi ha annientato.
Credevo che avrei ripensato a lei in un contesto analogo.
E invece l’unica cosa che avevo in mente era che non volevo arrivasse mattina perchè sarebbe andata via.
Non so. Forse il contrario del vuoto non è amare qualcuno fino a ritrovarti sulla tazza del water a vomitare. Ho provato nuovamente calore. Non troppo vicino da ustionarmi ma abbastanza da essere confortevole.

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Pretenziosi di attenzioni e distanti da apprensioni

A volte, la notte, chiudo gli occhi e perdo l’equilibrio.

Il freddo punge gli angoli più remoti della pelle, i fari delle auto disegnano sul soffitto figure evanescenti, la mente viene investita da immagini che hanno il profumo della pioggia. Alcuni ricordi si aggrappano nella memoria con violenza. Ci condizionano, ci fanno paura, chiudendo le porte ad ogni remota speranza di poter assaporare la felicità. Ancora una volta. L’ultima. Ricordi che sanno di malato, fumo e melanconia.

Quando ti abitui a guardare e muoverti nel buio, gli occhi si spengono, il nero lo indossi.

Può una vittima diventare carnefice?

“Non innamorarti mai di me”

Ripeto questa frase tra me e me da una settimana.

Tempo fa ho conosciuto una ragazza, talmente dolce, seria, carina e innocente che mi pare impossibile possa trovare interessante una come me, così distante dal suo modo di essere. Qualcuno la definirebbe “normale”, ma non sono una fan di questo termine. Forse lo sarò se un giorno sapranno offrirne un valido significato. Le ho permesso di affacciarsi a guardare i macigni che mi porto al seguito. Ma più si ostina a volerli slegare, più li tengo stretti. Trascorro il tempo ad avvertirla di stare attenta, che potrei schiacciarla, inghiottirla nel vuoto. E lei rimane lì, a “vedere come va”. A dirmi che mi è grata per la mia sincerità, mentre nessuna lo è mai stata con lei. Così giovane eppure torchiata dal tradimento, dalla curiosità di una etero annoiata, dai fugaci desideri di femmine in cerca del brivido di una sera. Mi verrebbe di proteggerla, soprattutto da me.

Non ti da fastidio il piercing?” Lo sfiorava, quasi timorosa di farmi male.

A volte sì.”

 

Silenzio. Ed ecco che le sue dita si spostano sulle labbra.

Non mi baciare, non mi baciare, non mi baciare.

Se mi entrassi dentro, impazziresti.