Per aspera ad astra

Non mi sono abituata a scrivere qui.
Avevo un blog, una volta. La mia ex lo scoprì. Ho perso quei pochi centimetri che mi appartenevano. Sto ansimando nel tentativo di riconquistarli.
Stasera piove violentemente. In questi momenti l’anima scalcia.
Il corpo sembra non riuscire a contenerla. La mente produce Idee.
Pensavo a quanto sia insolita la vita. Alle sorprese che ci riserva, talvolta con una puntualità da lasciare il segno.
Guardo Lei studiare.
Mi domando come sarebbe andata se non l’avessi conosciuta recentemente. Se fosse capitata quando la mia esistenza era costellata da infiniti tormenti e dubbi.
Mi torna in mente quando ho scoperto le mie tendenze omosessuali. Non ho mai amato le categorie. Ma non saprei in quale altro modo definirle.

Sono trascorsi sei anni.
La frase più gettonata era: “se tu fossi un uomo, starei con te”.
Senza comprendere che il punto fosse proprio quello. Non era un uomo.
E probabilmente, se lo fosse stata, non sarei rimasta intrappolata in quel limbo. La feci sentire inadeguata. Fino a quella sera di ottobre.
Quando mi definì una “eterosessuale curiosa”. E tutto ebbe fine. Ancora prima che iniziasse vagamente qualcosa di concreto.
Chissà, me ne convinsi anch’io, ai tempi.
Ho creduto fosse stato un caso isolato. Piacevole si, ma isolato.
Dopo di lei, una serie di uomini. Nessuno riusciva ad emozionarmi.
Il cuore è stato immobile per molto tempo.
Era come esistere, senza vivere davvero.
Solo la pioggia autunnale rimetteva tutto in moto.

Il mondo delle donne è complicato.
Credevo che le esperienze femminili sarebbero state più semplici.
Che avrei trovato quella complicità che non avevo mai provato con un uomo.
Luoghi comuni, nient’altro.
Anche l’universo femminile è popolato da individui insoliti. E potenzialmente pericolosi. Non sono mancate le sadiche disposte ad usarmi solo per un piacere momentaneo.
Una di esse mi frantumò il cuore. Violentemente.
Non era una persona speciale.
Guardandomi indietro, mi chiedo cosa mi avesse colpito e non so rispondermi. Forse amavo la sua storia, il suo dolore. Avrei potuto toccarlo con mano.
E’ andata via.
In una Firenze troppo fredda per una mattina di giugno.
Dopodichè buio. E silenzio.
Sono stata amata follemente.
Ma non è semplice scavare sulla neve.
Mi domandavo se stessi sbagliando tutto.
Se ne valesse la pena lottare contro il mondo intero per la mia “diversità”.
Perchè, per quanto oggi si lotti per ottenere diritti, siamo diversi. Per chiunque.

Mi stupisce il non meravigliarmi più osservando gli occhi scrutatori di chi mi osserva baciare una donna.
Un tempo, tutto questo, mi avrebbe fatto desistere.
Oggi no. Sono io.
Sono stanca di dover indossare un viso che non mi appartiene.
Di dover nascondere. Di dovermi vergognare di chi mi stringe la mano.
Soprattutto fuori, tra la gente.
Un tempo avrei guardato altrove.

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