Per raggiungere il fuoco vivo sotto la neve

Un tempo scrivevo, scrivevo tanto.
Si dice che la creatività si accompagni al sanguinamento dell’anima.
La mia era lacerata. Ma produceva. E me ne compiacevo.
Se soffri, significa che senti qualcosa. Che ci sei, dopotutto.
Che quella luce non si è ancora spenta. La vera tragedia è il buio.
Quando la ricerca si conclude. E la fiamma non arde più.
Io ci sono stata, in quel Nulla sospeso.
Non mi guardavo più allo specchio. Vedere i miei occhi spenti mi terrorizzava.
Era come se avessi perso Me.
Eppure io ho tentato. Ho tentato di lottare per ritrovare la mia luce.
Cicli di stagioni si susseguivano, ed io rimanevo immobile.
In una sorta di attesa. Che poi attesa non era.
Non aspettavo nulla.
Ma, talvolta, la mia anima era inquieta. E mi ricordava che ci fosse ancora.

E poi.

Poi una sera d’inverno è cambiato qualcosa.
Ho visto un paio di occhi talmente tristi che avrebbero potuto inghiottirmi.
I suoi sguardi erano rassegnati, come i miei. Come se non credesse più a nulla.
E colmasse i vuoti come potesse.
Capitava, tra la gente, che i nostri sguardi si investissero.
Era strano.
E mi è successo con Lei, una pseudosconosciuta capitata per caso.

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