Archivi del mese: febbraio 2015

Scorgere il sole in un giorno di pioggia

Sono stata apatica per molto tempo.
Avevo dimenticato la presenza del cuore.
I battiti erano silenziosi e regolari.
Mai una tempesta, un fulmine, e nemmeno una breve pioggia di fine estate.
I sentimenti sono sempre stati una tragedia.
Umiliazioni, menzogne, tradimenti.
Ti convinci che forse non meriti quella boccata di aria fresca che nutre l’anima.
Adesso sto con Lei.
E a volte ho paura. Una fottuta paura. Irrazionale e incontrollabile.
Non so esattamente di cosa. Di soffrire forse, ma sarebbe riduttivo.
E’ come se fossi incatenata e non riuscissi a liberarmi.
Talvolta mi chiudo.
Perchè la guardo. Vedo il buio. Tento di entrare. E mi blocca.
Come se non fosse concesso a nessuno di accendere la luce.
Come se i mostri fossero lì dentro.
E non solo intrappolati nelle sue tele.
E avesse il terrore che qualcuno li scopra.
Mi aspetto, da un momento all’altro, che faccia le valigie e vada via.
Che abbandoni quell’angolo di letto che, a fatica, ha conquistato.
Ho sempre odiato che qualcuno mi chiedesse di dormire insieme.
Lo sentivo uno spazio mio, esclusivamente mio.
Condividerlo, per me, ha significato rendermi vulnerabile.
Vorrei tanto mettere da parte il passato e potermi fidare ancora.
Il dolore delle promesse non mantenute, delle perdite.
Tutti mi definivano una donna fredda, razionale, controllata.
Incapace di abbandonarsi ai sentimenti.
Eppure eccomi qui. Destabilizzata. Incredula.
Investita da un treno ad alta velocità. Mi confonde.
Ho bisogno di mettere da parte la paura.
E varcare quella porta.
Qualunque cosa si celi oltre la soglia.

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Per aspera ad astra

Non mi sono abituata a scrivere qui.
Avevo un blog, una volta. La mia ex lo scoprì. Ho perso quei pochi centimetri che mi appartenevano. Sto ansimando nel tentativo di riconquistarli.
Stasera piove violentemente. In questi momenti l’anima scalcia.
Il corpo sembra non riuscire a contenerla. La mente produce Idee.
Pensavo a quanto sia insolita la vita. Alle sorprese che ci riserva, talvolta con una puntualità da lasciare il segno.
Guardo Lei studiare.
Mi domando come sarebbe andata se non l’avessi conosciuta recentemente. Se fosse capitata quando la mia esistenza era costellata da infiniti tormenti e dubbi.
Mi torna in mente quando ho scoperto le mie tendenze omosessuali. Non ho mai amato le categorie. Ma non saprei in quale altro modo definirle.

Sono trascorsi sei anni.
La frase più gettonata era: “se tu fossi un uomo, starei con te”.
Senza comprendere che il punto fosse proprio quello. Non era un uomo.
E probabilmente, se lo fosse stata, non sarei rimasta intrappolata in quel limbo. La feci sentire inadeguata. Fino a quella sera di ottobre.
Quando mi definì una “eterosessuale curiosa”. E tutto ebbe fine. Ancora prima che iniziasse vagamente qualcosa di concreto.
Chissà, me ne convinsi anch’io, ai tempi.
Ho creduto fosse stato un caso isolato. Piacevole si, ma isolato.
Dopo di lei, una serie di uomini. Nessuno riusciva ad emozionarmi.
Il cuore è stato immobile per molto tempo.
Era come esistere, senza vivere davvero.
Solo la pioggia autunnale rimetteva tutto in moto.

Il mondo delle donne è complicato.
Credevo che le esperienze femminili sarebbero state più semplici.
Che avrei trovato quella complicità che non avevo mai provato con un uomo.
Luoghi comuni, nient’altro.
Anche l’universo femminile è popolato da individui insoliti. E potenzialmente pericolosi. Non sono mancate le sadiche disposte ad usarmi solo per un piacere momentaneo.
Una di esse mi frantumò il cuore. Violentemente.
Non era una persona speciale.
Guardandomi indietro, mi chiedo cosa mi avesse colpito e non so rispondermi. Forse amavo la sua storia, il suo dolore. Avrei potuto toccarlo con mano.
E’ andata via.
In una Firenze troppo fredda per una mattina di giugno.
Dopodichè buio. E silenzio.
Sono stata amata follemente.
Ma non è semplice scavare sulla neve.
Mi domandavo se stessi sbagliando tutto.
Se ne valesse la pena lottare contro il mondo intero per la mia “diversità”.
Perchè, per quanto oggi si lotti per ottenere diritti, siamo diversi. Per chiunque.

Mi stupisce il non meravigliarmi più osservando gli occhi scrutatori di chi mi osserva baciare una donna.
Un tempo, tutto questo, mi avrebbe fatto desistere.
Oggi no. Sono io.
Sono stanca di dover indossare un viso che non mi appartiene.
Di dover nascondere. Di dovermi vergognare di chi mi stringe la mano.
Soprattutto fuori, tra la gente.
Un tempo avrei guardato altrove.


Per raggiungere il fuoco vivo sotto la neve

Un tempo scrivevo, scrivevo tanto.
Si dice che la creatività si accompagni al sanguinamento dell’anima.
La mia era lacerata. Ma produceva. E me ne compiacevo.
Se soffri, significa che senti qualcosa. Che ci sei, dopotutto.
Che quella luce non si è ancora spenta. La vera tragedia è il buio.
Quando la ricerca si conclude. E la fiamma non arde più.
Io ci sono stata, in quel Nulla sospeso.
Non mi guardavo più allo specchio. Vedere i miei occhi spenti mi terrorizzava.
Era come se avessi perso Me.
Eppure io ho tentato. Ho tentato di lottare per ritrovare la mia luce.
Cicli di stagioni si susseguivano, ed io rimanevo immobile.
In una sorta di attesa. Che poi attesa non era.
Non aspettavo nulla.
Ma, talvolta, la mia anima era inquieta. E mi ricordava che ci fosse ancora.

E poi.

Poi una sera d’inverno è cambiato qualcosa.
Ho visto un paio di occhi talmente tristi che avrebbero potuto inghiottirmi.
I suoi sguardi erano rassegnati, come i miei. Come se non credesse più a nulla.
E colmasse i vuoti come potesse.
Capitava, tra la gente, che i nostri sguardi si investissero.
Era strano.
E mi è successo con Lei, una pseudosconosciuta capitata per caso.